Il Violino di Viktor

Il Violino di Viktor

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27 giugno 2015

Una gelida notte tedesca di tanti anni fa, parlando con Viktor, mi domandavo chissà quante persone ci sono al mondo che hanno un talento senza saperlo, magari per il violino, ma non incontrando mai un violino in tutta la loro vita, vivranno senza saperlo. Lui, tedesco dall’anima russa, rispose: “Lorenzo, se il violino è il tuo destino, prima o poi ci andrai a sbattere contro”.

Woody Allen una volta disse che la cosa che rovina le persone sono i sogni fuori della realtà. Si potrebbe obiettare cos’è un sogno se non una fuga dalla realtà, ma lui intendeva i sogni come ambizioni professionali e personali.

A otto anni andai al cinema con mio padre e mio fratello a vedere Guerre Stellari. Avevamo saputo che era una cosa speciale anche senza che esistessero i social media. Ho due ricordi nitidi di quel giorno: uno è la folla incredibile all’ingresso. L’altro è a metà film, mio padre che mi chiede “Come pensi che finirà il duello tra Ben Kenobi e Darth Fener?”, e io che rispondo “Vincerà Ben!”, perché a otto anni il mondo è molto semplice, è dopo casomai che cerchiamo di incasinare tutto.

Uscii dal cinema sconvolto. Niente sarebbe più stato lo stesso. Per me il mondo della fantascienza è  irrimediabilmente diviso in pre-Star Wars e post-Star Wars. Tutta quello che c’era prima di Episode IV era roba vecchia, finita, ridicola. Ma fare quel mestiere, creare quelle magie mi sembrava una meta raggiungibile all’incirca come il pianeta Tatooine, e ho seguito un percorso scolastico abbastanza prevedibile per il figlio di un architetto – medie, liceo artistico, architettura.

Come diceva Steve Jobs nel suo discorso a Stanford, i puntini della tua vita li puoi unire solo  retroattivamente. Adesso lo so, quel giorno al cinema Manzoni ho deciso che avrei fatto questo mestiere, ma non lo sapevo. Per molto tempo ho pensato che quel sogno fosse fuori della realtà.

Ho fatto molti lavori che hanno a che fare con la grafica, e c’è voluto tempo per arrivare agli effetti speciali, ma alla fine, come diceva Viktor, sono andato a sbattere contro il mio violino: nel 2005 ho fatto un colloquio con una persona che mi ha spiegato molte cose. Che anche in Italia si fanno effetti speciali. Che si chiamano effetti visivi. E che per farli serve conoscere la prospettiva, il disegno e Photoshop – alcune delle cose che nel frattempo avevo imparato. Il resto l’ho studiato dopo.

Inizio questa avventura con Alter, e mi piace iniziarla con le parole che chiudono uno dei miei romanzi preferiti, Il Cavaliere Inesistente: “Ecco, o Futuro, sono salito in sella al tuo cavallo, quali nuovi stendardi mi levi incontro dalle torri di città non ancora fondate?”

Dai tempi di Star Wars sono cambiate tante cose nel cinema, sopratutto il modo in cui un film viene confezionato. La comunicazione integrata è una realtà ancora poco sfruttata in Italia, dove spesso ci si affida a una progettazione scomposta e affidata a molte figure che non lavorano e non pensano insieme. Title design, narrative cards, art direction, trailer, comunicazione sui social, affissioni, new media… Se c’è una cosa che ho imparato ad architettura è che la progettazione si può – e in certi casi si deve – applicare ogni qual volta le componenti dello stesso problema si presentano con aspetti ed esigenze eterogenee, e questa progettazione deve essere condotta da un team affidabile e integrato.

Riccardo, Francesca Sofia, Alessandro, Giampaola ed io abbiamo le nostre passioni, abbiamo le nostre strade che partono da direzioni diverse ma convergono in un’idea, e questa idea vogliamo portarla a voi che ci date fiducia. Abbiamo voglia di raccontare mille altre storie, ma sopratutto di scriverne una insieme a voi.

Noi siamo Alter.

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