Independence Day – Rigenerazione – Poster italiani

Independence Day – Rigenerazione – Poster italiani

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29 agosto 2016

Il cinema statunitense di cassetta, quello delle major come la 20th Century Fox, ha ammiratori entusiasti e detrattori altrettanto convinti. Ma su di una cosa penso che sia gli uni che gli altri possano essere facilmente d’accordo: l’alto livello di professionalità che contraddistingue tutto il processo artistico e industriale che sta dietro alla realizzazione di un film blockbuster. La scrittura, la regia, la messa in scena, la recitazione, ma anche il marketing e il merchandising; tutto viene affrontato con lo stesso identico spirito, con la stessa maniacale attenzione al particolare; per ogni settore vengono scelti i professionisti più qualificati e a ognuno di loro si chiede sempre di dare il massimo, di superarsi.

Per quanto riguarda il marketing e la comunicazione l’ho scoperto tanti anni fa, quando ho iniziato a collaborare con la 20th Century Fox per la localizzazione di campagne internazionali. Fino ad allora avevo lavorato con le distribuzioni indipendenti italiane realizzando quasi esclusivamente manifesti originali, per i quali l’attenzione era rivolta soprattutto alla parte creativa, all’idea, ai concetti che l’immagine era (o non era) in grado di veicolare.

Ma qui, invece, si trattava di altro. Dagli Stati Uniti arrivavano (si trattasse della Fox o della Lucas Film) dei manifesti realizzati con una tecnica sopraffina, dei file giganteschi dietro ai quali si avvertiva il lavoro di un gruppo nutrito di professionisti; creativi, matte painter, specialisti del fotoritocco, e così via. File che erano anche difficili da gestire, perché lavorati in un’alta definizione da noi veramente poco consueta.

Ho imparato molto da quel periodo, da quei file, dai tanti lavori per Star Wars e per altri blockbusters. Per questo quando dalla 20th Century Fox Italia mi hanno chiamato per chiedermi se ce la sentivamo di accettare una sfida difficile, non ho avuto dubbi. Perché la sfida era quella di realizzare dei poster locali che affiancassero quelli internazionali preparati a Los Angeles dal “dream team” dei professionisti Fox. Ai responsabili marketing di Fox Italia il compito di convincere L.A. della necessità di usare per la campagna italiana anche dei poster con città italiane e non solo quelli con New York, Londra e Parigi previsti inizialmente. A noi quello di produrre fotoelaborazioni all’altezza di quelle Usa.

Una sfida divertente, complessa e stimolante: trovare il punto di vista migliore per ognuno dei monumenti prescelti e, a costo di forzare la mano alla realtà, ricostruire un panorama verosimile delle città italiane scelte per poi iniziare gli interventi di effetti speciali, matte painting, color correction e interventi di modellazione 3D.

E quella che abbiamo ottenuto è stata una grande soddisfazione, perché non capita spesso (anzi, capita veramente di rado) che una major acconsenta alla modifica in ottica locale di una campagna pensata e realizzata per essere valida e uguale in tutto il mondo. Ci vuole una buona idea, come quella avuta da Fox Italia, e un lavoro di grande qualità, come quello fatto da noi.

(Riccardo Fidenzi)

Non sono molti i film per i quali vengono creati poster ad hoc per ogni città dove usciranno.

Il film in questione, Independance Day – Rigenerazione, è uno di questi. Il sequel del blockbuster con Will Smith uscito alcuni anni fa è proprio il film adatto a un’operazione di versioning del genere.

Solitamente, per versioning si intende appunto il versionamento, ovvero la traduzione dei testi del manifesto – titolo, sottotitolo, diciture etc. –  mantenendo la foto (o l’illustrazione) di sfondo come è. Non ha senso cambiare lo sfondo se esso parla da sé, racconta il film senza bisogno di personalizzazioni. Ma nel momento in cui si racconta un’invasione aliena all’intero pianeta Terra, perché non alludere nei poster a questo attacco globale tramite visioni apocalittiche su diverse città terrestri?

La prima grande sfida che ci è stata posta è: sapreste realizzare manifesti come quelli già realizzati per New York, Parigi e Londra?

Si trattava di immagini create in digital matte painting, molto ben fatte, d’effetto. Il matte painting è una tecnica vecchia come il cinema e nata per il cinema, che rende possibile la creazione di background e scenografie spettacolari con costi contenuti in ordine di tempo e denaro. Attualmente sono state abbandonate le tecniche pittoriche tradizionali a favore di una elaborata composizione di foto ad alta risoluzione. Della pittura sono rimaste le fondamenta: la gestione della prospettiva, della teoria delle ombre, delle proporzioni. Photoshop è lo strumento principe con cui vengono ritagliate e composte queste foto, le quali alla fine sono talmente alterate da risultare irriconoscibili rispetto all’originale. Una tecnica che ho iniziato a conoscere e a praticare nel 2005 nella prima azienda di postproduzione dove ho lavorato, Proxima. Da allora ho creato molti matte painting per il cinema e la TV, per registi come Mario Monicelli, Giuseppe Tornatore e Liliana Cavani.

La seconda sfida è stata mantenere il mood originale senza rinunciare alle peculiari atmosfere italiane. Un mood ottenuto tramite una marcata color correction che alternava aree orizzontali fredde e calde, con una grana molto presente e dettagli definiti alternati ad aree dove la massiccia atmosfera arrivava a sfocare i dettagli.

La terza sfida è stata realizzare matte painting “conclusi”, ovvero con effetti di arricchimento quali fumi e scie, che in genere in un film vengono affidati alla fase del compositing; per questa caratteristica si è trattato di un matte painting più vicino all’illustrazione che al cinema.

La quarta sfida è stata mantenere il più possibile lo stesso punto di vista dei matte painting originali, a dire il vero poco adatti alle città italiane. Metropoli moderne come New York o Londra infatti vengono facilmente godute (e fotografate) a una quota di cinquanta metri e più, mentre su Roma e Venezia – città poco moderne – questa quota è già molto alta, quindi diventa tutto più complicato, a partire dall’acquisizione delle foto adatte in alta risoluzione. Per il manifesto di Milano, dopo un’estenuante ricerca fotografica abbiamo dovuto fare ricorso a un modello 3D del duomo perché non esistevano buone foto da quel punto di vista. Il modello è stato poi curato dall’architetto Mattia Romani e arricchito dalle foto in alta risoluzione di un bravo fotografo milanese, Alessio Perboni.

La quinta sfida è stata… gestire file di Photoshop molto pesanti. Un file per un matte painting del genere raggiunge facilmente i duecento livelli, e la risoluzione deve essere molto alta se il manifesto deve essere stampato in grandi dimensioni. Abbiamo lavorato con file che normalmente superavano i 2,5 Gigabyte (a volte 3 Gb), e visti i ritmi di lavoro, non potevamo permetterci che un blackout ci facesse perdere ore di lavoro, per cui i backup erano continui, fino a rasentare la paranoia!

Comunque la sfida più grande di tutte è stata ottenere l’approvazione di una prestigiosa casa di produzione come la Fox, abituata a mostrare al mondo film zeppi di effetti visivi spettacolari, da Guerre Stellari a Independance Day. Per convincere la Fox che ce la potevamo fare, che i visual effects made in Italy possono essere all’altezza del compito, ci volevano davvero gli effetti speciali!  Quando poi abbiamo visto che il regista Roland Emmerich aveva scelto la nostra versione apocalittica di Milano come immagine della sua pagina di Facebook, abbiamo capito che ce l’avevamo fatta.

Viva Alter!

(Lorenzo Moneta)

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