Grafica Fai Da Te

Grafica Fai Da Te

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2 settembre 2015

Un amico mi fa conoscere un sito web dove fanno rulli di coda “à la carte”.

La Produzione manda loro un file Google Docs con i nomi del cast e della troupe, poi fa una serie di prove gratuite online a una più che dignitosa risoluzione 1K e quando si è pronti, dopo la centesima variazione alla sezione Ringraziamenti, dopo l’ennesimo controllo ortografico, si lancia un comando sempre online e via con la realizzazione della versione in alta risoluzione. A pagamento, of course. Dicono che il loro motore di render assicuri in sola mezz’ora una fornitura sotto forma di fotogrammi DPX del rullo a scorrimento.

Il sito è in beta, vale a dire che tutta l’operazione al momento è funzionante ma i suoi creatori stanno valutando se è anche proficua. In futuro prevedono la programmazione di un’interfaccia carina e dedicata che sostituisca il Google Doc e renda tutto più professionale.

Mi vengono in mente due considerazioni.

La prima è che l’insignificante questione della Grafica è ridotta all’uso di un “design template”. Nonostante la chiarezza degli esempi in cui viene mostrato cosa diventa un Google Doc quando si trasforma in una serie di lettere bianche su un rettangolo nero in formato cinematografico, con tanto di versioni alternative sull’uso delle colonne, non si parla mai di font, spaziature, interlinea, creatività, lettering… E non aspettiamoci lo schiavetto-grafico nascosto dentro il sito, che sotto l’apparente automatismo impagina tutto a mano: è proprio un sistema automatico. Scelto il template, si fa il segno della croce.

Non c’è inganno né menzogna: in fondo, da nessuna parte il sito promette un bel rullo di coda. Assicura praticità, rapidità, estrema versatilità, cambiamenti infiniti, ma glissa abilmente sulla bellezza, che spesso è figlia della correttezza e della funzionalità. Insomma evita di preoccuparsi del fatto che ormai è finito il tempo dei titoli di coda brutti e insignificanti. Come dicevo qualche post fa, ormai la gente i titoli li legge, e sa distinguere un endroll creato con la stessa idea che è alla base del film da uno che è lì solo per compiere in maniera sbrigativa una funzione necessaria. Un dente da levare.

C’è un milione di cose che a un sistema automatico di impaginazione potrebbero sfuggire, e che sono orrende, e ci combatto ogni giorno. Lettere accentate che sbattono con la riga sopra o sotto; vedove ed orfani, pezzi di nomi che finiscono solitari nel vuoto della riga successiva; e poi aziende che vogliono sia il nome che il logo, aziende che vogliono solo il logo, ma devono stare al centro dello schermo, altre che hanno un logo diverso per ogni utilizzo e guai se ti avvicini a un altro logo nell’ordine dei sette sessantesimi dell’altezza! Dunque se da un lato questo sito punta chiaramente a un prodotto che faccia risparmiare il cliente, dall’altro dovrebbe avere un disclaimer da qualche parte che il roll fornito è pura battitura a macchina, senza anima né corpo. Tenete questo roll, è perfetto, costa poche centinaia di dollari, e adesso toglietevi di torno.

L’altra considerazione è che la tendenza ai prodotti self-made ormai ha invaso ogni campo. Siti dove fare da soli il biglietto da visita, siti dove farsi il fotoritocco, siti dove farsi il sito. Alcuni esempi fanno ridere, altri meno. WordPress permette di creare siti dignitosi e la library dei template è aggiornata di frequente. Ma chi è il cliente? E chi è il cliente del cliente? È una questione di target: al regista indie che deve partecipare a un Festival, e non ha il budget per ingaggiare Kyle Cooper, magari un endroll fatto “à la carte” va più che bene. Ma a una Produzione più di alto bordo? A un regista con più budget?

Alla fine, la tendenza all’automazione, al “fatto da sé”, sono dentro di noi. Cerchiamo di semplificare i processi per migliorare la produttività: dalle idee di Adam Smith ai prodotti ready-made, trama e ordito della nostra Storia sono intrecciati con la voglia di fare prima, fare presto, fare a costi minori. La smania di sbrigarsi ma sopratutto di individuare ogni possibilità di rendere più ciclico e robotizzato il processo vanno insieme alla produzione stessa, e chissà, forse, oltre il bisogno pratico, c’è un’antica lotta con la nostra umanissima, disarmante, inevitabile tensione all’errore che l’automatizzazione cerca, o forse solo sogna, di limitare.

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